giovedì 29 settembre 2016

Gnocchi con salsiccia e ricotta




 LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2020. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

Francesco Cirio nacque a Nizza Monferrato (Asti) il 25 dicembre 1836.
Il padre era un modesto commerciante di granaglie ed il contatto con questo ambiente segnò profondamente il piccolo Francesco che, stupendo per capacità ed intraprendenza, a soli 14 anni era già attivissimo nel mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo a Torino
Dai mercati londinese e parigino giungeva all'epoca una crescente domanda di primizie italiane fresche, che spesso rimaneva insoddisfatta. Da questa osservazione, l'intuito portò il giovane Cirio ad avviare un commercio di frutta e ortaggi verso le città transalpine e britanniche. 
In pochi mesi divenne così il più importante esportatore agricolo del Piemonte.

IL SUCCESSO MONDIALE GRAZIE ALLA CONSERVAZIONE
Nel 1856, all'età di 20 anni, Francesco Cirio fu tra i primi al mondo a dare credito alla crescente tecnica dell’appertizzazione (l'inventore era, infatti, il francese Nicolas Appert), e con questo metodo di conservazione superò i problemi legati alla deperibilità dei prodotti ortofrutticoli. A soli 20 anni creò così a Torino il primo stabilimento Cirio, e, partendo dall'enorme successo ottenuto inizialmente con i piselli, allargò il campo a diversi altri prodotti alimentari, lanciando un'impresa fiorente in grado di esportare in tutto il mondo.

INDUSTRIALE, COMMERCIANTE, IMPRENDITORE AGRICOLO
Dopo l'Unità d'Italia aprì alcuni stabilimenti conservieri anche nel Mezzogiorno e si impegnò  personalmente nel recuperare produttivamente vaste aree agricole abbandonate, convertendole alla coltivazione di prodotti da destinare sia al mercato del fresco sia alle sue fabbriche. 

Alla sua morte, il 9 gennaio del 1900, l'industria "Cirio - Società Generale delle Conserve Alimentari" era ormai già una delle più grandi e prestigiose aziende agro-alimentari d'Europa.
Nel 2004 Cirio passa nelle mani del Gruppo Cooperativo Conserve Italia, leader europeo dell’industria conserviera consolidando il suo posizionamento di Marchio “Made in Italy”, un prodotto 100% italiano “certificato”, con 160 anni di esperienza.
Generazioni intere sono cresciute consumando i prodotti Cirio, un marchio sinonimo di garanzia di genuinità e di bontà e soprattutto di italianità. La materia prima utilizzata è coltivata e lavorata esclusivamente in Italia.
Il Gruppo Cooperativo Conserve Italia aderisce al progetto nazionale di Coonfcooperative  Qui da Noi.


Ingredienti per 4 persone:

Per gli gnocchi

1 kg di patate a pasta gialla e farinose
250 gr di farina
1 uovo
Sale q.b.

Per il sugo

Una bottiglietta di Passata Verace Cirio
200 gr di salsiccia lucana
150 gr di ricotta di pecora
1 mazzettino di prezzemolo
1 cipolla piccola
1 gambo di sedano
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Pecorino q.b.
Sale q.b.

Peperoncino q.b.


Procedimento

Lessate le patate mettendole al fuoco con la buccia in una pentola piena d’acqua fredda salata. Lasciatele cuocere finché potrete bucarle facilmente con una forchetta (30/35 minuti), quindi sbucciatele e passatele, ancora calde, allo schiacciapatate direttamente sopra il tavolo, aggiungete la farina e formate la fontana al centro. Deponeteci  il sale e l’uovo. Impastate con cura e velocemente, fino a ottenere una pasta soffice (se è troppo molle, aggiungete un po’ di farina). Raccoglietela a palla.


Formate un rotolo, tagliatelo a fette spesse circa 2 cm.
Su di un piano infarinato arrotolate con le mani le singole fette, formate un rotolino spesso un dito e ritagliate gli gnocchi più o meno di due cm. l’uno. Passateli con l’aiuto del pollice sui rebbi di una forchetta per dargli la caratteristica forma e cospargeteli di farina per evitare che si attacchino tra loro.



Pulite e affettate la cipolla e tagliate a rondelline il gambo di sedano. Mettete tutto in una casseruola con 4 cucchiai d’olio e fate dorare, unite la salsiccia spellata e tagliata a pezzi.



Fate soffriggere per 5 minuti. Unite la Passata Verace Cirio  , sale (poco perché la salsiccia è già piuttosto apida) e lasciate cuocere a fuoco basso per circa un’ora. 



Quando il sugo è arrivato a cottura, spegnete il fuoco e unite la ricotta, il prezzemolo tritato, il peperoncino e 4 cucchiai di pecorino grattugiato.



Lessate gli gnocchi in abbondante acqua bollente salata e, quando verranno a galla, scolateli e tuffateli nella casseruola con il sugo. Fate insaporire per un paio di minuti, spolverizzate con il Pecorino  e servite subito.
Buon appetito!









lunedì 19 settembre 2016

Spaghetti alla calabra




LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2020. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

È nelle campagne di San Martino di Ferrara che si produce la  Pasta di Canossa.
Il Pastificio sorge all’interno della Tenuta Cuniola tra i campi di grano della Tenuta stessa, che si accendono dei colori dell’oro quando arriva l’estate. È qui che si realizza questa pasta artigianale a Km 0. Per il Pastifico Canossa, il Km 0, sono i confini della Tenuta e al suo interno si seguono con cura tutte le fasi; nel Mulino di zona, il grano duro diventa semolato per poi essere trasformato in pasta di semolato nel Pastificio.
Durante tutte le fasi di produzione della pasta, si eseguono scrupolosi controlli di qualità per essere sicuri di raggiungere gli elevati standard che l’azienda si è data: da un controllo delle temperature e delle pressioni in ogni fase della lavorazione, all’esame della pasta durante e dopo l’essiccazione, a prove di cottura per ogni lotto che è prodotto.
Perché solo se supera tutti i controlli, nasce
Pasta di Canossa.
Per la macinatura è stato selezionato il Mulino per la qualità e la cura che pone in ogni fase della lavorazione, perché il grano lo fa lavorare solo dalle “mani migliori”; così nasce il tipico semolato Pastificio Canossa. La lavorazione semi-integrale del semolato non stressa il chicco andando a pulire fino all’ultima fibra, ma gli lascia uno strato in più rispetto alla tradizionale semola, esaltandone e non intaccando le qualità organolettiche e di digeribilità.
Dopo la lenta fase del riposo, la pasta è confezionata nei laboratori dell’azienda pronta per arricchire le vostre tavole.
Trafilatura
Grazie alle trafile in bronzo si danno le forme e si conferisce un inconfondibile colore alla pasta: una consistenza corposa e una particolare ruvidità per meglio assorbire i condimenti e per valorizzarne il sapore. La pasta corta è stesa su telai, mentre la pasta lunga su speciali canne, e il tutto è caricato sui carrelli per la fase di essiccazione.
Essiccazione
#labuonapasta richiede cura e paziente amore. Si dà il giusto tempo alla pasta affinché sprigioni il suo sapore e acquisti la giusta consistenza e porosità:
senza fretta e seguendo i tempi della natura. L’essiccazione avviene lentamente: dalle 14 ore per la pasta corta sino alle 20 ore per la pasta lunga.
Confezionamento
Dopo la lenta fase del riposo della pasta, la stessa è confezionata
nei laboratori interni e pronta per arricchire le vostre tavole.
Per questo contest preparerò delle ricette di primi piatti, tipiche del Sud Italia, sostituendo il formato di pasta.
Questa è l’ottava e ultima ricetta e di scena c’è la Calabria. Il formato di pasta originale sono i maccheroni molto diffusi e apprezzati in Calabria  Con il termine maccheroni si intende un formato di pasta  fresca, senza uova. Si fa un impasto abbastanza sodo con acqua e farina, lo si lascia riposare circa 30/40 minuti, poi si fanno dei salamini di circa 10 cm di lunghezza (diametro 2/3 millimetri) si attorcigliano attorno  al  ferro (tipo ferro da maglia), poi con cautela si fa rotolare il ferro avanti e indietro tra il palmo della mano e il piano di lavoro. Si sfila il ferro e il maccherone è fatto
Li ho sostituiti con gli spaghetti del pastificio Canossa



Ingredienti per 4 persone

350 gr di spaghetti Pastifico Canossa
300 gr di melanzane viola
500 gr di pomodorini
1 mazzetto di basilico
1 spicchio d’aglio
Olio extravergine d'oliva
Sale e pepe q.b.

Procedimento
Tagliate le melanzane a fette, cospargetele di sale e lasciatele un’ora a spurgare, poi sciacquatele bene, asciugatele e friggetele, salate e mettetele da parte.


Nella stessa padella fate soffriggere lo spicchio d’aglio tagliato a metà.
Unite i pomodorini , salate, pepate  e fate cuocere una ventina di minuti, 


togliete l’aglio,  aggiungete il basilico sminuzzato  e le melanzane tagliate a strisce. Lasciate  insaporire per un paio di minuti.


Mettete al fuoco abbondante acqua salata e quando bolle gettate la pasta e portate a cottura.
Scolate al dente e fate saltare la pasta nel sugo di pomodori e melanzane.
Se volete rendere più ricco questo piatto, potete aggiungere 50 gr di Provola a dadini.
Buon appetito!




“Con questa ricetta partecipo al contest #girodeiprimi indetto da La Melagrana – Food Creative Idea e Pasta di Canossa” 
#lamelagranafood  #pastadicanossa #girodeiprimi #labuonapasta #lapastachesadipasta





mercoledì 14 settembre 2016

Tartellete di ‘Nduja


 LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2020. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

Ho preparato queste tartellette con la n’duja gentilmente  omaggiatami da   ‘NDUJA E SALUMI DI GABRIELLA BELLANTONE, un’azienda con sede a Spilinga (VV) che aderisce al progetto nazionale di Coonfcooperative Qui da Noi
La ‘nduja è un celebre insaccato la cui produzione storica si concentra nell’agro di Spilinga, paesino in provincia di Vibo Valentia. Siamo nel lembo meridionale, tra i più scenografici della Calabria, che guarda le Eolie, e anche dei più espressivi, perché questo è uno dei luoghi chiave per la nascita del modello nutrizionale della Dieta Mediterranea. In questo salume spalmabile, dal colore rosso intenso, dal nome che richiama la cultura gastronomica francese e rievoca la contaminazione spagnola, c’è dentro tutto il fascino esotico del Meridione. L’esperienza del gusto che offre non ha pari.
Si tratta di carne di maiale macinata insieme a del peperoncino essiccato e triturato, salata, insaccata nel budello naturale del maiale, affumicata e poi stagionata per due mesi. Ovviamente il peperoncino utilizzato è quello tipico calabrese a bacca lunga che viene coltivato in loco, raccolto dalla metà di agosto e fatto essiccare, in maniera naturale, al sole.
L’azienda ‘NDUJA E SALUMI DI GABRIELLA BELLANTONE,  produce, nei suoi  locali e con strumenti moderni, tra gli altri prodotti,  anche l’originale ‘nduja di Spilinga, utilizzando ingredienti di primissima qualità.
Ho trovato questa ‘Nduja particolarmente e piacevolmente morbida, con un aroma intenso di affumicatura. Il sapore è deciso e piccante. Ottima così, spalmata su crostini di pane, o utilizzata in varie preparazioni come la pasta





Ingredienti per 4 persone:

450 gr di pasta briseé
1 cipolla di Tropea
Qualche oliva verde per guarnire
Olio extravergine d'oliva q.b.

Procedimento

Mettete la pasta frolla su di un piano leggermente infarinato e tiratela con il mattarello, ottenendo un disco di circa 3 mm di spessore e con questo foderate completamente gli stampini per le tartellette. Sistemateli su una placca e cuoceteli nel forno ventilato, già scaldato a 170°,  per 20 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare.


Lavate la cipolla e tagliatela alla veneziana (a rondelle sottilissime).
Riempite le cartellette con la  ‘Nduja, sistemate un po’ di cipolla su di ognuna,  mettetele in un piatto,  versate un filo d’olio extravergine d’oliva ,guarnite con olive verdi o con sottaceti a piacere.
Buon appetito.




NDUJA E SALUMI
ctr. Saramalloni – 89864 – SPILINGA (VV)
Cell: 338 8899623 – 380 2549273 |
E-mail: francescofiamingo@libero.it


martedì 6 settembre 2016

Chitarrone con uvetta, mandorle, alici e pomodori secchi


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2020. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

È nelle campagne di San Martino di Ferrara che si produce la  Pasta di Canossa.
Il Pastificio sorge all’interno della Tenuta Cuniola tra i campi di grano della Tenuta stessa, che si accendono dei colori dell’oro quando arriva l’estate. È qui che si realizza questa pasta artigianale a Km 0. Per il Pastifico Canossa, il Km 0, sono i confini della Tenuta e al suo interno si seguono con cura tutte le fasi; nel Mulino di zona, il grano duro diventa semolato per poi essere trasformato in pasta di semolato nel Pastificio.
Durante tutte le fasi di produzione della pasta, si eseguono scrupolosi controlli di qualità per essere sicuri di raggiungere gli elevati standard che l’azienda si è data: da un controllo delle temperature e delle pressioni in ogni fase della lavorazione, all’esame della pasta durante e dopo l’essiccazione, a prove di cottura per ogni lotto che è prodotto.
Perché solo se supera tutti i controlli, nasce
Pasta di Canossa.
Per la macinatura è stato selezionato il Mulino per la qualità e la cura che pone in ogni fase della lavorazione, perché il grano lo fa lavorare solo dalle “mani migliori”; così nasce il tipico semolato Pastificio Canossa. La lavorazione semi-integrale del semolato non stressa il chicco andando a pulire fino all’ultima fibra, ma gli lascia uno strato in più rispetto alla tradizionale semola, esaltandone e non intaccando le qualità organolettiche e di digeribilità.
Dopo la lenta fase del riposo, la pasta è confezionata nei laboratori dell’azienda pronta per arricchire le vostre tavole.
Trafilatura
Grazie alle trafile in bronzo si danno le forme e si conferisce un inconfondibile colore alla pasta: una consistenza corposa e una particolare ruvidità per meglio assorbire i condimenti e per valorizzarne il sapore. La pasta corta è stesa su telai, mentre la pasta lunga su speciali canne, e il tutto è caricato sui carrelli per la fase di essiccazione.
Essiccazione
#labuonapasta richiede cura e paziente amore. Si dà il giusto tempo alla pasta affinché sprigioni il suo sapore e acquisti la giusta consistenza e porosità:
senza fretta e seguendo i tempi della natura. L’essiccazione avviene lentamente: dalle 14 ore per la pasta corta sino alle 20 ore per la pasta lunga.
Confezionamento
Dopo la lenta fase del riposo della pasta, la stessa è confezionata
nei laboratori interni e pronta per arricchire le vostre tavole.
Per questo contest preparerò delle ricette di primi piatti, tipiche del Sud Italia, sostituendo il formato di pasta.
Questa è la settima ricetta  e di scena c’è la Sicilia. Il formato di pasta originale sono i vermicelli.  Con il termine vermicelli si intende un formato di pasta secca di grano duro, lunga a sezione rotonda con diametro più grande degli spaghetti.
Li ho sostituiti con le chitarrone del pastificio Canossa.





Ingredienti per 4 persone

250 gr di alici fresche diliscate
70 gr di pomodori secchi sottolio
40 gr di mandorle tritate
40 gr di uvetta
2 spicchi d’aglio
2 ciuffi di prezzemolo
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Procedimento

Mettete a bagno l’uvetta.
Lavate, sgrondate il prezzemolo e tritatelo.
Tagliate a pezzetti le mandorle, i pomodori secchi e le alici sfilettate. Tenetene qualcuna intera per guarnire.
In una padella con due cucchiai d’olio fate rosolare gli spicchi d’aglio tagliati a metà, unite le alici,  le mandorle, i pomodori secchi, l’uvetta strizzata e mescolate.


Lasciate cuocere per qualche minuto, regolate con pochissimo sale e il pepe, togliete gli spicchi d’aglio.
Lessate, intanto, le chitarrone  in acqua salata e scolatele al dente.
Versateli nel tegame con il sugo di alici e saltateli rapidamente a fuoco vivo.
Cospargete con il prezzemolo tritato, irrorate con due cucchiai d’olio crudo e insaporite con una generosa macinata di pepe.
Buon appetito.





“Con questa ricetta partecipo al contest #girodeiprimi indetto da La Melagrana – Food Creative Idea e Pasta di Canossa” 

#lamelagranafood  #pastadicanossa #girodeiprimi #labuonapasta #lapastachesadipasta

domenica 4 settembre 2016

Torretta di pesca e salmone


 LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2020. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

E’ tornata l’estate e con essa, tra le altre cose, sono tornate anche le pesche. Questo frutto vellutato, carnoso e succoso nasce dall’albero del pesco (Prunus persica) e appartiene alla categoria delle drupe come la ciliegia e l’albicocca. Ha forma tondeggiante, con una polpa profumata e dolce, possiede un nocciolo ovoidale, grosso e molto duro, con solchi profondi, che racchiude un seme a mandorla. Il pesco è originario della Cina, dove era considerato simbolo d’immortalità, e i cui fiori furono celebrati da poeti e pittori.
Il frutto arrivò a Roma nel I secolo d.C. grazie ad Alessandro Magno che, durante la spedizione contro la Persia lo importò, e si diffuse in tutto il bacino del Mar Mediterraneo con il nome di persica perché erroneamente considerato originario della Persia.
In Egitto, la pesca era sacra ad Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia, ancora oggi, infatti, le guance dei bambini sono paragonate alle pesche, per la loro carnosità e morbidezza.
Sul piano nutrizionale il contenuto calorico della pesca è molto basso (circa 39 calorie ogni 100 grammi) ma essendo ricca di fibre insolubili, possiede un indice di sazietà elevata, non solo ma queste fibre sono benefiche anche perché riducono il rischio di tumori al colon.
E’ particolarmente succosa, gustosa e dissetante per l’alto contenuto di acqua e di pectina.
La pectina è una fibra solubile utile alla regolazione dei livelli di colesterolo e di glucosio nel sangue.  La pesca contiene zuccheri facilmente assimilabili e acidi organici che le donano il suo sapore particolare, come l’acido malico, citrico e tartarico. Notevole è il quantitativo di potassio contenuto nel frutto insieme alle vitamine B1, B2, C, discreto è il quantitativo di carotenoidi che nell’organismo si trasformano in vitamina A: questa, oltre ad aiutare la nostra capacità visiva, è fondamentale per la produzione di melanina che ci protegge dai raggi solari e ci fa abbronzare più rapidamente. Ha un’importante azione diuretica e leggermente lassativa.
La Toscana ha un rapporto particolare con questo delizioso frutto presente sul territorio fin dal 1500 grazie ai Medici che introdussero i “pomari” nelle ville toscane.
Oggi Londa, delizioso comune Toscano assolutamente green che porta avanti nuove idee verdi pur rimanendo nella tradizione, 


ha fatto della sua antica Pesca Regina  uno dei punti di forza del territorio dedicandole una festa che si svolgerà a  dal 9 all’11 settembre 2016. Situato nel parco delle Foreste Casentinesi, su antiche vie, Londa è il paese di montagna vicino alla città che offre percorsi naturalistici di grande interesse e prodotti di qualità a km zero.


Nell’ambito della festa della Pesca Regina prende via il food contest Pesca & Friends il concorso  culinario, in cui protagoniste  sono le pesche, con cui creare creare piatti, e non solo dolci,  da gourmet

Pesca&firends 2016. è organizzato in collaborazione con le testate www.thetuscany.net ,   gustarviaggiando.civico20.itwww.egnews.it , il Comune di Londa (FI), la pro Loco  e tutte le associazioni del territorio.
#pescalonda



Ingredienti per 4 persone
2 pesche Regina
15o gr di salmone affumicato a fette
Basilico q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.
Succo di un limone

Procedimento
Mettete a macerare il salmone con l’olio d’oliva, un po’ di limone e qualche foglia di basilico tritato per una decina di minuti in frigorifero.
Trascorso il tempo,tagliate le pesche a fettine mantenendo la buccia e irroratele con il rimanente succo del limone per evitare che anneriscano.
In un piatto da portata distribuite sul fondo in senso rotatorio qualche fettina di pesca, distribuite sopra una fettina di salmone, di nuovo qualche fettina di pesca e terminate con una fettina di salmone arrotolata. Distribuite un po’ di olio extravergine d’oliva e servite subito.







martedì 30 agosto 2016

Baklava rivisitato

Il Baklava è un dolce tipico della tradizione turca. Gli ingredienti essenziali sono la frutta secca e il miele. La ricetta così come è conosciuta proviene direttamente dalle cucine del Palazzo TopKapi di Istanbul, residenza del Sultano.
Nella mia reinterpretazione ho eliminato le noci, il miele e la cannella e li ho sostituiti con le marmellate dell’azienda Calabria & Calabria di Agostino Sirianni.
Ho trovato queste marmellate veramente ottime!  Nel colore, nel profumo, nel gusto eccezionale c’è tutto il colore e il calore  della splendida terra di Calabria



LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2020. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.


Ingredienti per 4 persone:
250 gr di pasta fillo
200 gr di pistacchi
200 gr di mandorle
200 gr di marmellata ai Quattro agrumi Sirianni
200 gr di marmellata extra di Bergamotto Sirianni
80 gr  di burro
Zucchero a velo q.b.
Per lo sciroppo
200 ml di acqua
180 ml di zucchero
Il succo di mezzo limone

Procedimento
Con il mixer tritate la frutta secca e deponetela in una ciotola.


Fate fondere il burro a bagnomaria.
Prendete una teglia da forno spennellatela con il burro fuso..  Dividete la pasta fillo in tanti pezzi uguali alla grandezza della teglia. Adagiate sulla pentola una sfoglia di pasta fillo, spennellatela con il burro fuso, di nuovo un’altra sfoglia spennellata di burro. Procedete in questo modo fino ad arrivare a 4 fogli.


Versateci sopra la marmellata ai Quattro agrumi e la metà della frutta secca. 


Ricoprite di nuovo con 4 strati di pasta fillo sempre spennellati di burro. Farcite con la marmellata extra di Bergamotto e unite la rimanente frutta secca. Coprite i restanti  fogli di pasta fillo imburrata.


Tagliate il dolce in tanti quadratini di circa tre centimetri.
Accendete il forno a 160° e fate cuocere 30/35 minuti.
Intanto preparate lo sciroppo versando l’acqua e lo zucchero in un pentolino. Portare ad ebollizione e lasciate cuocere per 10 minuti.
Spegnete la fiamma e unite il succo del limone.
Appena si sarà raffreddato, versatelo sui pezzi di dolce inzuppandolo perfettamente. Lasciatelo in frigorifero per almeno 8 ore prima di essere consumato.

In alternativa,  potete lasciarlo raffreddare completamente e ricoprirlo con lo  zucchero a velo come ho fatto in questo caso.
Personalmente mi piacciono tutte e due le versioni.







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...