giovedì 20 luglio 2017

Pesche nettarine, lattuga e fiocco di prosciutto

Il Fiocco e la Culatta sono salumi tipici emiliani, di lunga tradizione che si producono partendo dall’accurata selezione delle cosce dei suini pesanti della Pianura Padana, esclusivamente nati e allevati in Italia. Dalle cosce utilizzate si ricava un primo taglio, che è la Culatta e poi il Fiocco. La lunga stagionatura, caratteristica di entrambi, ne determina un profumo molto intenso, un gusto incredibilmente dolce ed una persistente e delicata piacevolezza al palato.

Il Fiocco di prosciutto che ho utilizzato per questa ricetta è prodotto dalla Cooperativa CLAI.
Nella preparazione dei salumi vengono utilizzate solo carni italiane, puro suino, sale iodato.
Non sono presenti il glutine  e i derivati del latte.
La filiera è controllata e certificata ed infine hanno ottenuto la certificazione iso 1400 per il rispetto per l’ambiente.
Come cooperativa agricola aderente a Fedagri Confcooperative hanno da tempo aderito al progetto “QUI DA NOI” che ha come obbiettivo la valorizzazione delle produzioni agricole nazionali.



LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI

Ingredienti per 4 persone



Un cespo di lattuga
4 nettarine
150 gr di fagiolini
1 cucchiaio di semi di lino e semi di sesamo
Succo di limone
Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.

Procedimento
Lavate e sgrondate la lattuga.
Mondate i fagiolini, lavateli e cuoceteli al dente in acqua bollente leggermente salata per 10 minuti.
Lavate le pesche senza sbucciarle, apritele  a metà, eliminate il nocciolo e tagliatele a spicchi sottili.
In una ciotolina emulsionate due cucchiai di succo di limone con 3 cucchiai d’olio.
Dividete la lattuga in 4 piatti o coppette individuali, distribuite su di ognuno i fagiolini, gli spicchi di pesca, cospargete con i semi, completate con le fettine di prosciutto spezzettate, regolate di sale, irrorate con l’emulsione e servite subito.


  
Per info e acquisti
Clai S.c.a.
Via Gambellara  62/a
Sasso Morelli
Imola (BO)
tel. +39  054255711
fax +39 054255777

domenica 16 luglio 2017

Insalata di Barba di Frate (Agretti)

Il consumo di frutta e verdura è indicato da tutti i dietologi come ottimale per mantenerci in salute o per ritrovarla dopo qualche malattia, personalmente io non potrei farne a meno. Per cui, quando sono stata contattata per dare il mio contributo a Fruit24 non ho esitato ad accettare.
Questo lodevole progetto, a cui collaboro, promosso da Apo-Conerpo e co-finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e Forestali(MIPAAF) si propone di diffondere e consolidare uno stile di vita e di consumo improntato al benessere diffondendo l’importanza di un’alimentazione ricca di verdura e frutta da consumare a qualsiasi ora con piatti semplici, dolci o salati, snack e spuntini; non a caso il motto dell’iniziativa è “E’sempre l’ora di frutta e verdura.
Questa  ricetta è dedicata alle ORE 13- PRANZO IN TECNICOLOR, #fruit24. 


La potete trovare anche sul sito di Fruit24 cliccando qui  





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Ingredienti per 4 persone:
1  mazzo di barba di frate
2 patate rosse piccole
20 pomodori secchi sottolio
150 gr di Pecorino Sardo D.O.P. Dolce
Olio extravergine d’oliva q.b.
Succo di limone q.b.
Sale q.b.



Procedimento
Fate cuocere le patate in acqua calcolando 30 minuti di cottura a partire dall’ebollizione.
Scolatele, lasciatele raffreddare poi tagliatele a fettine o a cubetti se preferite.
Pulite gli agretti eliminando la radice rossastra e un pezzettino del gambo se troppo legnoso. Lavateli bene e immergeteli nell’acqua leggermente salata e in ebollizione. Fate cuocere per 5 minuti, scolate.
Tagliate a pezzetti i pomodori secchi e a cubetti il formaggio.
Mettete gli agretti in una ciotola, unite le patate, i pomodorini e il formaggio, salate,irrorate con un del succo di limone (la quantità a vostro piacimento) e con abbondante olio extravergine, mischiate e servite.
Se preferite qualcosa di più coreografico servite come nella foto in singoli piatti.





Calamari in umido con i peperoni

Il calamaro appartiene alla famiglia dei molluschi e lo troviamo nel mar Mediterraneo e nell’Atlantico Orientale. Possiede un corpo allungato e fusiforme, con due pinne apicali e testa con tentacoli, ventose, occhi e bocca. Nell’interno del corpo troviamo la conchiglia cornea (una lisca trasparente a forma di lancia) e gli organi interni. Il colore è rossiccio - rosato, con sfumature brune. Le dimensioni variano fra i 15 e i 30 cm. Le sue carni sono delicate e saporite. Assomiglia molto al totano da cui si differenzia per la posizione delle pinne apicali: nel totano sono corte e partono dall’estremità del corpo, nel calamaro sono inserite più in alto e occupano metà corpo. Lo possiamo trovare tutto l’anno sia fresco sia surgelato. Possiede poche calorie (68 kcal per 100 gr), ma è ricco di sali minerali quali magnesio, fosforo, potassio, sodio, calcio e vitamina A, contiene pochi grassi e un buon quantitativo di proteine. Una caratteristica tipica di questo mollusco e lo spruzzo di liquido nero che rilascia se disturbato.





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Ingredienti per 4 persone:
 kg di calamari
3 cipolle
2 spicchi d’aglio
4 pomodori a grappolo
1 peperone giallo
1 cucchiaio di semi di coriandolo
Vino bianco secco q.b.
1 limone
Una decina di rametti di prezzemolo
4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Sale e pepe q.b.

Procedimento

 PULIZIA DEI CALAMARI

La prima cosa da fare è pulire i calamari, procedete quindi in questo modo:

Staccate i tentacoli dal corpo (sacca).
Asportate le interiora e la penna cartilaginosa trasparente infilando un dito nella sacca.
Se non vi piace la pelle, eliminatela insieme con le pinne laterali.
Passate poi alla pulizia della testa dei calamari:
Tagliate appena al di sotto degli occhi. Gettate la parte sovrastante e tenete i tentacoli.
Eliminate dai tentacoli il becco (rostro), posto al centro e scartatelo.
Terminata la pulizia, lavate bene, sotto l’acqua corrente, le sacche e i tentacoli.
Tagliate le sacche ad anelli.
Tritate finemente una cipolla, uno spicchio d’aglio, la scorza del limone (solo la parte gialla e non l’albedo che darebbe un gusto amaro), e il prezzemolo. Schiacciate i semi di coriandolo.


Mettete tutto in una ciotola, aggiungete un cucchiaio d’olio e i calamaretti. Mescolate e coprite con il vino bianco, aggiungete un po’ di pepe e  lasciate macerare per un’ora.
Nel frattempo pelati i pomodori, scartate i semi e tagliateli a pezzi, lavate il peperone, dividetelo a falde, eliminate semi e filamenti  e tagliatelo a dadi.



Pulite le rimanenti cipolle e lo spicchio d’aglio e tritate il tutto.
Scaldate tre cucchiai  d’olio in una padella, unite il trito di cipolle e aglio e fate rosolare per un paio di minuti, unite i calamari sgocciolati dalla marinata,


fateli rosolare per 5 minuti, poi unite i peperoni e i pomodori e lasciate cuocere per altri 5 minuti.



Versate la marinata e cuocete per 20 minuti ( se è il caso lasciate cuocere ancora qualche minuto).
Versate su un piatto da portata e servite.




mercoledì 12 luglio 2017

Melanzane bianche al funghetto

D’origine americana, la piante della melanzana, appartiene alla famiglia delle Solanaceae. Al suo arrivo in Europa, fu accolta con sospetto e considerata solo una pianta ornamentale. E’ fondamentale mangiarla cotta, perché contiene solanina che è un alcaloide tossico che viene distrutto dal calore, esattamente come le patate. Esistono numerose varietà di melanzane, con forme e colori diversi.  La melanzana bianca  ha un’origine incerta  probabilmente è giunta fino a noi  dalla Turchia.  E’ ovale con una buccia lucente e liscia, di piccole dimensioni e dal caratteristico colore bianco. Più dolce e tenere rispetto alle varietà viola e ben acquistarla non troppo grande perché la sottile buccia si ispessisce e il gusto diventa amarognolo.
Questo gustosissimo e versatile ortaggio è ricco di fibre e sali minerali, ha un basso indice glicemico e per questi motivi è particolarmente indicato il suo consumo ai diabetici.
L’infuso di melanzana, ottenuto tagliandola a pezzetti e facendola bollire in acqua, abbassa la pressione arteriosa.
Quelle che ho utilizzato per questa ricetta arrivano dal mio orto, ma ormai si trovano anche nei supermercati e nei mercati.
Ovviamente potete replicare questa ricetta con le melanzane viola nel caso non trovaste quelle bianche.



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Ingredienti per 4 persone:

2 melanzane bianche
un mazzetto di prezzemolo
un cucchiaio di pasta d’acciughe o tre acciughe sottolio
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di capperi sotto sale
1 cucchiaino d’aceto
Olio extravergine q.b.
Sale q.b.





Procedimento
Dissalate i capperi.
Lavate e sgrondate il prezzemolo, tritatelo con l’aglio e  i capperi,unite le acciughe precedentemente lavate, dissalate e tritate oppure un cucchiaio di pasta d’acciughe.
Aggiungete l’aceto e l’olio, amalgamate.
Ovviamente non utilizzerete tutto il bagnetto , ma chiuso in vasetto ermetico e coperto con un velo d’olio si mantieni in frigorifero per diversi giorni  e lo potete utilizzare per diverse preparazioni . E’ ottimo da gustare con il bollito, con il pesce, nei sughi rossi, nelle verdure cotte  ecc.
Pulite e tagliate a tocchetti le melanzane.


Scaldate  4 cucchiai d’olio  in una padella , aggiungete i tocchetti di melanzane, salate e fate soffriggere per una decina di minuti, girandole spesso.
Unite due cucchiai di bagnetto verde, lasciate cuocere ancora per 2 o tre minuti.
Potete servire sia tiepido sia caldo o addirittura freddo.



lunedì 10 luglio 2017

Straccetti di pollo con zenzero, zafferano e limone

Tonico, stimolante, digestivo, antinfiammatorio e tanto altro.. questo è lo zenzero. Una spezia dalle grandissime proprietà curative. Ricco di proprietà, lo Zenzero (Zingiber officinale Roscoe), conosciuto anche con il nome inglese Ginger, è una pianta erbacea perenne, alta circa 90 cm e appartenente alla famiglia delle Zingiberacee. La pianta del Ginger presenta un fusto sotterraneo, formato da un rizoma ramificato da cui nascono i fusti vegetativi. La parte medicinale dello zenzero è proprio il rizoma (che la maggior parte delle persone lo chiama erroneamente radice), ricco di olio essenziale, gingerina, zingerone, resine e mucillagini. Originario dell’India e della Malesia, lo zenzero si sviluppa meglio in posti tropicali (con alte temperature e umidità elevata) ma coltivare lo zenzero non è così difficile anche da noi, sia in terra piena che in vaso (ma deve’essere largo perchè la pianta si sviluppa in larghezza). Per coltivare lo zenzero in casa è possibile prendere il rizoma e piantarlo sotto la terra a pochi centimetri. Innaffiare spesso ma con poca acqua (va bene anche nebulizzarlo con acqua per ricreare l’umidità tipica di paesi di origine). In inverno bisogna stare attenti alle basse temperature che possono danneggiare la pianta.

Fonte: http://www.viversano.net/alimentazione/mangiare-sano/zenzero-gli-utilizzi-e-proprieta/




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Ingredienti per 4 persone:

500 gr di fettine di petto di pollo
2 scalogni
20 gr circa  di zenzero fresco
1 cucchiaio di bagnetto verde  o in alternativa un mazzettino di prezzemolo tritato con aglio, un po’ di capperi e un cucchiaino di pasta d’acciughe.
1 bustina di zafferano
Succo di un limone
Sale q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.

Procedimento
Tagliate le fettine  di petti i pollo a striscioline.
Pulite gli scalogni e tagliateli a rondelle sottili.
Se non avete il bagnetto verde preparatelo come descritto negli ingredienti.
In una padella mettete 4 cucchiai d’olio e fate scaldare, unite gli scalogni , il bagnetto verde e lo zenzero grattugiato.



Fate dorare leggermente, unite gli straccetti e lasciateli rosolare da tutti i lati.




Sciogliete lo zafferano nel succo di limone e versate tutto sul pollo, salate e aggiungete mezzo bicchiere d’acqua.



Fate cuocere per 7/8 minuti e servite.






sabato 8 luglio 2017

Fiori di zucca in pastella

I fiori di zucca in pastella sono un classico della cucina italiana e sono praticamente presenti in tutte le regioni.
Molte sono le varianti, si va dai fiori puliti e mondati, immersi nella pastella e fritti a quelli farciti con acciughe e mozzarella oppure prosciutto e toma, o prosciutto e ricotta.
Questa che vi do è la versione con aggiunta un po’ di farina di riso che li rende più leggeri e croccanti.
Ho preparato le due versioni, quelle a cui ho lascito un po’ del gambo e quelle a cui l’ho tolto completamente, decidete voi quale preferite.




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Ingredienti per 4 persone

15 fiori di zucca
100 gr di farina 00
30 gr di farina di riso
200 ml di acqua gasata molto fredda o della birra sempre molto fredda
1 uovo
Sale q.b.
Olio extravergine d’oliva per friggere q.b.

Procedimento

Lavate delicatamente e velocemente i fiori di zucca, sgrondateli, tagliate i gambi, i filamenti verdi esterni e i pistilli gialli. Appoggiateli su di un canovaccio o su della carta da cucina per farli asciugare perfettamente.
Preparate la pastella: sbattete l’uovo con l’acqua e un pizzico di sale, poi aggiungete lentamente le due farine miscelate e lavorate per inglobare bene tutto.
La pastella non dovrà risultare troppo liquida, ma sufficientemente viscose da attaccarsi ai fiori.


Fate scaldare abbondane olio in una larga padella, per capire quando è giunto a temperatura, versate un pochino di pastella, se frigge subito la temperatura è quella giusta (150°C) per avere un fritto croccante e asciutto.
Passate ogni singolo fiore nella pastella e tuffatelo nell’olio bollente, fateli dorare da ambo i lati (1 o 2 minuti per lato), scolateli, metteteli su della carta assorbente per eliminae l’unto in eccesso, salate e servite.


martedì 4 luglio 2017

Giacomino, i peperoni e la tartrà di nonna Agnese

La Fiera Nazionale del Peperone “Peperò” di Carmagnola è una Manifestazione Fieristica di livello Nazionale, la più grande d’Italia dedicata ad un prodotto agricolo. L’edizione di quest’anno, la 68a per l'esattezza, è a tutti gli effetti un Festival che propone dieci giorni di eventi gastronomici, culturali, artistici ed esperienze creative e coinvolgenti in tutti i sensi e per tutte le fasce d’età.
Tra i numerosissimi appuntamenti ci saranno eventi e talk show condotti dal giornalista Paolo Massobrio e il concerto di Bianca Atzei.
Si svolgerà dall’1 al 10 settembre 2017 a Carmagnola (TO). Tutti gli eventi sono gratuiti e per ulteriori informazioni collegatevi a www.comune.carmagnola.to.it

Immaginate la mia emozione quando sono stata contattata, con altre nove foodblogger di regioni differenti, per partecipare ad una competizione  che prevede la  rivisitazione di una ricetta tradizionale, riproponendola con l’inserimento del Peperone di Carmagnola come protagonista.  Vivendo in Piemonte ho deciso di reintepretare una ricetta tipica di questa regione: la Tartrà.
Una ricetta che non scriverò nel modo classico, ma con il metodo “story telling”, cioè ve la racconterò.
Vi aspetto a Carmagnola (TO) il 3 settembre alle ore 20 per la premiazione.




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Giacomino, i peperoni e la tartrà di nonna Agnese

Faceva un caldo torrido in quel mese di luglio del 1983 e Giacomino, finito l’anno scolastico (aveva frequentato la prima elementare), era stato mandato in campagna dai nonni.
Al bambino piaceva andare da loro, possedevano una casa grande e un bel giardino, dove amava giocare con la cagnolina Darma, una deliziosa volpina bianca simile a un batuffolo di cotone che stravedeva per lui e lo seguiva scodinzolando come un’ombra.
Dietro la casa c’era un grande orto che a lui sembrava immenso e pieno di meraviglie colorate e gustose. Aiutava la nonna Agnese a raccogliere gli ortaggi; con le sue piccole manine li deponeva nella cesta o cavagna come la chiamava lei e poi via in cucina a guardarla preparare dei pranzetti deliziosi.
Quel mattino presto la sua attenzione fu attratta dai colori sgargianti dei peperoni. Giallo intenso e rosso vivace come il sole d’agosto, belli polposi e invitanti.
“Nonna – disse il bimbo- che belli e che buoni devono essere, li possiamo raccogliere?” è già pregustava, con ardente speranza, il delizioso pranzetto.
“Certamente” rispose la nonna  che adorava quell’unico nipote a cui voleva trasmettere il suo sapere, le tradizioni, la storia e i sapori della loro terra.
“ Vedi Giacomino, i semi che hanno dato vita a questi peperoni sono quelli del peperone quadrato di Carmagnola. Quella bella cittadina, a pochi kilometri da qui, dove andiamo con il nonno alla Fiera del Peperone.
Sai i peperoni arrivano da molto lontano, sono originari dell’America centro-meridionale e furono introdotti in Europa nel 500 da Cristoforo Colombo, un famoso navigatore ed esploratore, dopo che ebbe scoperto il continente americano.
Ma non li mangiarono subito, li coltivarono per scopo ornamentale, poi scoprirono che erano buonissimi e non smisero più di mangiarli!”
Giacomino scoppiò in una fragorosa risata, la nonna era troppo buffa con quell’espressione golosa sul viso, e lei, dopo avergli fatto una carezza sulle guance paffute, continuò:
“Tanti e tanti anni fa, all’inizio del Novecento, un signore che si chiamava Domenico Ferrero e faceva il commerciante a Torino  scoprì che nel Borgo Salsasio di Carmagnola si producevano dei peperoni buonissimi e spinse i contadini a produrne su ampia scala sostituendo la coltura della canapa fino ad allora dominante.
Nacquero così diverse varietà locali ed una produzione di elevata qualità, che diede luogo ad un fiorente commercio.
Allora la maggior parte delle persone in questi luoghi faceva il contadino e quest’ortaggio che cresceva facilmente e dava ottimi risultati fu come la manna dal cielo, diventò molto importante e fonte di guadagno per le famiglie di allora.
L’interesse crebbe sempre più e si fecero manifestazioni, fiere; nacquero aneddoti, e nuove saporite  ricette.”
Il bimbo la stava a sentire affascinato con i grandi occhioni neri sognanti.
“E - proseguì la nonna- ne selezionarono cinque diverse qualità: il Quadrato con la forma cubica come i nostri , il Quadrato Allungato, il Corno o Lungo (un cono molto allungato), il Trottola (a forma di cuore), il Tomaticot (tondeggiante schiacciato ai poli come un pomodoro).”
Giacomino era presissimo dalla storia, ma alla cagnolina Darma poco interessavano i peperoni, lei voleva giocare, correre con il bimbo, riportare la palla;  per attirare la sua attenzione  addentava delicatamente le sue scarpette e lo guardava con gli occhi umidi per sollecitarlo al gioco. Alla fine il bimbo si arrese alle richieste della cagnolina e corse felice a giocare .
Nonna Agnese prese la cavagna e si diresse verso la casa.
Voleva preparare un piatto speciale, della tradizione,  ma voleva dargli un tocco particolare e fare contento, nel contempo, il suo nipotino cucinando i peperoni.
Penso e ripensò e alla fine decise di preparare la tartrà con contorno di peperoni alle acciughe e relativa salsa, al bimbo sarebbe piaciuto certamente quell’accostamento.
Nel frattempo Giacomino e Darma, esausti dopo tanto correre, si erano stesi sull’erba del giardino per riprendere fiato.
“Giacumin, ven sì” (Giacomino, vieni qui) che prepariamo una ricetta speciale che piacerà tanto a te e al nonno: la tartrà!
Il bimbo non se lo fece ripetere due volte, si alzò e corse dalla nonna seguito dalla fedele Darma. Era proprio incuriosito da questa tartrà…chissà cos’era..ma la nonna glielo avrebbe spiegato certamente..
Gli piaceva stare nella grande cucina di nonna Agnese, con lei cucinava e si divertiva, con le torte poi era tutto uno spasso… La sua attenzione fu attratta dal grande tavolo in legno al centro della stanza, sopra, in bell’ordine, si trovavano gli ingredienti pronti per essere utilizzati.
C’erano quattro uova, mezzo litro di latte, un bicchiere di panna, del Parmigiano Reggiano grattugiato, una bella cipolla bianca, un mazzetto di erbe aromatiche, salvia,rosmarino, alloro, timo, un mazzetto di prezzemolo, i peperoni, due gialli e due rossi, una bottiglia d’aceto, la pasta d’acciughe i capperi e l’olio, chissà quale magia avrebbero fatto con la nonna.
“Ma cos’è questa tatà? “
“Tartrà non tatà  - gli rispose Agnese ridendo- è un budino salato dell’antica cucina piemontese e anche lui arriva da lontano come i peperoni. Gli storici , quelli che studiano il nostro passato, dicono che sia nato,  come tante altre ricette piemontesi, dall’incontro delle nostre abitudini alimentari e quelle dei Saraceni  che provenivano da un paese lontano lontano; la  penisola Araba. All’epoca erano tra i popoli più civili e colti ma  volevano conquistarci e, passando per la Francia, occuparono parti del Piemonte tra il X e l’XI secolo. In questo lungo viaggio portarono con loro anche le piantine degli aromi che utilizzavano per cucinare, come il rosmarino che è un ingrediente fondamentale per questa ricetta.
Sai ancora oggi molti comuni piemontesi nei loro nomi ricordano l’importanza avuta dai Mori come Moretta, Picco Moro, Frassineto dei Saraceni, Torre dei Mori.
Anche il nome dialettale di alcuni utensili sono di inequivocabile origine araba come ramassa per scopa e masòjra per falcetto.
I Mori inserirono anche molte colture nelle nostre campagne, come le prugne (armassin) le albicocche (armognan),  il grano saraceno e il gelso (morone) che permise lo sviluppo dell’allevamento dei bachi da seta, essendo il loro  cibo fondamentale,  e l’arte di creare questo prezioso tessuto. Ma basta narrare, mettiamoci all’opera che il tempo corre via veloce.
Speliamo e tritiamo la cipolla poi la mettiamo a stufare con un pochino di burro.
Prendi l’asse di legno ed io prenderò la mezzaluna che mi servirà per tritare gli aromi mentre tu sbatti le uova nella ciotola grande”.
Giacomino eseguiva ligio le direttive.
“Ma dobbiamo fare una frittata?”
“No, no – disse Agnese- adesso gli aggiungiamo gli aromi, poi la cipolla stufata fredda, il Parmigiano, il sale e una bella grattata di pepe e tu amalgama tutto mentre io scaldo appena appena il latte con la panna e accendo il forno”.
 “Ma – chiese il bimbo- il forno deve essere molto caldo?”
“Oh sui 180°C”
Poi Agnese sciolse un po’ di burro e diede a Giacomino un pennello da cucina con cui, diligentemente il piccolo spennellò gli stampini in cui versare il composto, compito questo che lo rese particolarmente orgoglioso. Misero gli stampini in una grossa pirofila con dell’acqua, la nonna la chiamava cottura a bagnomaria, “chissà cosa c’entrava il bagno di Maria “ pensava mentre la nonna metteva tutto dentro il forno.
Darma si stava annoiando, non c’era nulla da sgranocchiare per lei, ma Giacomino era troppo preso dal suo lavoro per curarsene.
Doveva lavare il prezzemolo e sgrondarlo, compito questo a cui si dedicò con molta serietà.
Guardava la nonna che, dopo aver lavato i peperoni, li tagliava a metà e poi ancora a pezzetti non troppo grandi. Lo faceva con movimenti sicuri,  precisi e lui ne era affascinato; osservava incantato le mani della nonna che si muovevano leggere come le ali delle farfalle.
Versò l’olio in una padella, lo scaldò e vi aggiunse i quadrotti di peperone che sfrigolarono e mentre si rosolavano, la nonna tritò il prezzemolo con i capperi, li mise in una ciotolina, aggiunse un cucchiaio d’aceto bianco, l’olio, un cucchiaio di pasta d’acciughe  e amalgamò creando una deliziosa salsina.
 “Aggiungo la pasta d’acciughe ai peperoni e un pochino d’acqua per farla sciogliere” spiegò nonna Agnese.
Com’erano belli quei peperoni lucidi e profumati con la cremina d’acciughe, l’acquolina gli riempiva la bocca e il suo stomaco gorgogliava mentre la nonna aggiungeva la salsa verde, mescolava e spegneva il gas.
Drinn.. il campanello del forno li avvisava che i budini erano pronti, la nonna spense il forno, li lasciò ancora cinque minuti poi li estrasse e li lasciò intiepidire.
“ E adesso li mangiamo?” Chiese goloso.
“No, aspetta, dobbiamo finire, adesso frulliamo metà dei peperoni, gli aggiungiamo un po’ di salsa verde e diventeranno la nostra salsina d’accompagnamento e poi impiatteremo”.

Lui non vedeva l’ora..la magia stava per essere compiuta..
Agnese prese i piatti e rovesciò  su ognuno un budino, nel centro mise la salsa e a fianco i peperoni e in una salsiera quella rimasta.
Il bimbo aveva gli occhioni sgranati, nel piatto c’era una cupoletta bianca come un piccolo vulcano imbiancato dalla neve e dal centro occhieggiava la salsa, rossa come la lava incandescente, a fianco i quadrotti di peperone, gialli e rossi, spuntavano dalla salsina di acciughe e prezzemolo.
Che grande magia aveva fatto la nonna! Che colori! Che profumo! Non resistette più e avventò sul piatto mentre la nonna rideva soddisfatta.





Tartrà con peperoni alle acciughe

Ingredienti per 4 persone
Per la Tartrà
Mezzo litro di latte
200 ml di panna
3 cucchiai di Parmigiano reggiano grattugiato
1 cipolla bianca
Salvia, rosmarino, alloro, timo q.b
50 gr di burro
Sale e pepe q.b.

Per la salsa e il contorno
2 peperoni rossi varietà Quadrato di Carmagnola
2 peperoni gialli varietà Quadrato di Carmagnola
50 gr di pasta d’acciughe
½ bicchiere d’acqua
1 mazzetto di prezzemolo
1 cucchiaio di capperi sottaceto
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio d’aceto di vino bianco o dia ceto di mele
Olio extravergine d’oliva q.b.

Procedimento:
Tritare finemente tutti gli aromi.
Pulite e tritate la cipolla e fatela stufare con 30 gr di burro (deve imbiondire, state attenti a non farla bruciare).
In una ciotola mettete le uova, aggiungete il trito di aromi e mescolate, unite la cipolla stufata fredda, il Parmigiano reggiano, sale e pepe.
Amalgamate poi versate il latte con la panna leggermente intiepiditi.
Fate sciogliere il rimanente burro e spennellate gli stampini, i miei sono a forma di ciambella con il buco al centro.
Versate il composto e metteteli in una pirofila da forno in cui avrete versate dell’acqua (che arrivi appena oltre la metà degli stampini) in modo da far cuocere a bagnomaria.



Infornate a 180°C (forno già a temperatura e non ventilato) e fate cuocere per 30/40 minuti.
Passato il tempo lasciate ancora gli stampini nel forno spento per 10 minuti, sfornate e lasciate  intiepidire.
Nel frattempo preparate il contorno e la salsa.
Lavate il prezzemolo, sgrondatelo e tritatelo insieme ai capperi sgocciolati e all’aglio.
Mettete il trito in una ciotola e unite il cucchiaio d’aceto , un cucchiaio di pasta d’acciughe, l’olio e amalgamate fino ad ottenere una salsa morbida.
Lavate i peperoni, tagliateli a metà, eliminate i semi, i filamenti interni e suddivideteli in quadratini.


In una padella mettete 4 cucchiai d’olio , scaldateli poi aggiungete i peperoni, fateli dorare a fuoco medio per una decina di minuti poi unite la pasta d’acciughe rimasta, l’acqua e mescolate bene. Lasciate cuocere dolcemente ancora per 10 minuti poi  unite 3 cucchiai pieni della salsa di prezzemolo, uniformate e continuate la cottura per 3 minuti.
Non è necessario salare perché la pasta d’acciughe è molto sapida, ma, poiché la sapidità di un piatto è un gusto individuale, assaggiate e se è il caso, aggiungete un po’ di sale.
Prelevate circa un terzo dei peperoni, frullateli e aggiungete un cucchiaio di bagnetto verde.


Mettete un budino in ogni singolo piatto, riempite il centro con la salsa,   accostate i rimanenti peperoni intiepiditi e servite.
Accompagnate con la salsa rimanente servita in una salsiera.









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